De Gufari Press

Oggi sono così perchè il domani ancora deve venire

I rintocchi della vita

con 2 commenti

pendola“Sadness is beautifull – Loneliness is tragical”  (The shape of my heart – BSB)

Perché uno è in solitudine?

Perché nell’etica, il bene è sempre conseguenza del male? La tristezza è bella, la solitudine è tragica. Ma quando ricominci a pensare, si, a pensare ai giorni
passati nella gioia, la tua esistenza rivive: ma fino a quando?pendola

 

Ognuno è vittima di se stesso prigioniero della sua stessa mente, finché egli riesce a dominarla è la vita, ma quando questo non avviene cosa accade all’individuo?

Non credo che ci sia qualcuno in grado di poter dare una risposta, nessuno mai è tornato dalla strada della follia. 

 

La grande casa era ormai vuota; tante stanze ammobiliate, colori vivaci, il pianoforte, un camino, ma in tutto era il silenzio.

I giorni passavano inutili, le ore pesanti e in ogni attimo egli pensava al passato, ai giorni felici; ormai solo la grande pendola nel salone continuava a battere: un cuore meccanico, freddo e privo di calore, tipico di chi vive e cammina senza pietà. Lui era lì davanti a lei, in quello era diventato il suo sito abituale, e alla fine si avvide di avervi trascorso gran parte della sua vita; era così, vi si allontanava solo la notte, per recarsi nelle stanze di sopra a dormire, ma anche li, la pendola, faceva avvertire la sua presenza e la sua essenza di impassibile arbitro.

Pensare… riflettere, rivivere in ogni attimo i giorni passati, per lui questo era la felicità, la gioia; la sua solitudine era la vita perché in essa trovava ciò che gli altri non potevano dargli: è facile gioire di ciò che è frutto della propria mente, è facile godere dei propri pensieri. Solo una cosa lo riportava alla realtà, i rintocchi della pendola; ad ogni ora essa suonando lo risvegliava dal sonno che la sua pensosa mente gli aveva generato… in cui lo aveva condotto.
 

Un’altra ora era passata, il suo sonno lo abbandonò e lui cominciò a sperare… Dopo i rintocchi il silenzio, la quiete. …Allo scadere del dodicesimo rintocco fu la fine di ogni delusione. In un
attimo il tempo smise di battere per sempre, il cuore di ferro fu spezzato e inevitabilmente
distrutto dal suo stesso padrone.

L’orribile sensazione di una vita nera, grigia e bianco spento.

Written by "Il Gufo"

Agosto 26, 2007 a 12:04 am

2 Risposte

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  1. è cieco il nostro occhio ed è lì che vive l’io. ciao ferni

    fernirosso

    Luglio 13, 2008 alle 5:35 pm

  2. ti porto ,in cambio del tuo dire,un pezzo del mio,un baratto come fosse di con-chiglie,le tue-le mie. Grazie del tuo movimento,ferni


    “E’ un avo-rio lo spazio. Fine-mente cesellato bucato profumato.
    Un fiume dentro e fuori il suo letto. Una tempesta di sabbia dentro l’in-cavo di un dente.
    Un’ unghia, un ri-volo di sangue sotto l’arco del palato. Un tracollo di genesi, ossi-date in questo tran-busto di secoli e migrazioni sempre dentro il punto, buco della terra.
    Eppure qui, in questo silenzio che mi illude di toccarmi, di arrivare così vicino da confondermi sento che mi serve l’aria che la tua parola smuove , eucalipti che pungono la mia tosse,
    ne fanno brina in merli sulla cresta di tutte le montagne e finalmente piove e nevica
    fino al centro, fino al cuore del mio profondo paese.

    Sono giorni, se i giorni esistono davvero, che ho iniziato a lavorare il legno. Una tavola dal nascere al calare della luce secondo il battito del cuore attraverso il pulsare del mio sangue.
    Ho in cuore di fare una grande pare-te per in-quadrare i giorni. Non foto, ma grafie in forma di
    scritture, calen-d(i)ario numerato, progressi-vo. Solitaria magia del bulino: l’acqua del suo mulino che sempre macina la farina di un segno, forse un sogno. Il fiu-me.
    Voglio tessere un fiume nel segno di un amo e moltiplicarlo per tutti, tutti i giorni lungo un anno.

    UNO-DUE-TRE-QUA-CIN-SEI-SET-OTT-NOV-DIE-UND-DOD-TRE-QUA-QUI-SED-DIC-
    DIC-DIC-VEN-VEN-VEN-VEN-VEN-VEN-VEN-VEN-VEN-VEN-TRE-TRE-TRE-TRE-TRE-
    TRE-TRE-TRE-TRE-QUA-QUA-
    |___| |___| |___| |___| |___| |___| |___| |___

    La stessa misura ogni giorno. La stessa misura d’amore per trecentosessantacinque cassette di legno, per trecentosessantacinque casette di intaglio dentro la memoria.
    Per trecentosessantacinque caselle quadrate nella curva dura dell’essenza di un giorno, in quadratu-re tra un mattino e una notte mentre si perdono dal primo all’ultimo minuto di un giro attorno all’as-sé. Ge(e)nna-io o mar-zo o maggio o luglio o settembre o. Forse solo una o.
    Un giorno o uno zero. Zero visioni, zero soluzioni. Z-ero, l’ultimo ero. Solo un segno: uno zac e la vita è un’ era finita, s-fumata, s-vanita, vaporizzata. Una nuvola sotto il sole che si fa acqua dentro l’acqua del f(i)u-me.

    Sono un suono di trecentosessantacinque lati di un quadro senza buchi e senza zeri.
    SOLO PULSAZIONI.
    Tic, una foglia di legno. Tac, un ricciolo di fibra.
    Tra il tic e il tac un tic-tac di orologio, la goccia di pioggia e l’asfalto che la river-ber(r)à, l’acqua nel catino e la sua eco, un toc con il suo rintoc. Come sempre. Una serie in-finita di voci, di segni che iniziano il mattino e finiscono la sera.
    Non una cassetta prima del suo ora. Non una casella prima dell’aur-ora.
    Tutto a suo tempo e tutto con un ritmo. Un fiume che scorre in tutte le sue gocce. E le gocce ritornano in un volàno di più-me, l’uccello che non si guarda vola-re e non sa la sua traiettoria.
    Nell’arco della vita in-segue la sua rotta. Dirotta il senso e argina il dolore mentre reinnarca la sua schiena nella cartografia di onde , di schiume, di rive e ritorni. E l’acqua gl’ invena tra la gola e il paesaggio solitari di-ade-mi di una pelle antica ,che si scrosta ad ogni terre-moto.”… Tratto da C a s e a c c a t a s t a t e.

    fernirosso

    Luglio 17, 2008 alle 8:54 am


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