De Gufari Press

Oggi sono così perchè il domani ancora deve venire

Guarda la luna

con 2 commenti

Baby you’re all that I wantWhen you’re lyin’ here in my armsI’m findin’ it hard to believeWe’re in heavenAnd love is all that I needAnd I found it there in your heartIt isn’t too hard to seeWe’re in heaven (Heaven – Bryan Adams) luna

E’ da tempo che cercavo un qualcosa da scrivere, ed ecco ora è finalmente arrivato: penso alle tenebre. Si! Le tenebre, paurose, misteriose, nere, contro corrente. Può una persona normale trovare piacere nelle tenebre? Può un uomo mettersi di tutto punto e parlare di esse? Un pazzo? Uno stupido? Qualcosa di più misterioso, magari legato al soprannaturale? No. Nulla di tutto questo mi riguarda, ma voglio capire me stesso, raccontarmi e conoscermi. Chi siamo noi per capire cosa è normale e cosa non lo è? Esiste forse il limite della “normalità” oltre al quale comincia l’essere bizzarro? Dove comincia l’assurdo? L’assurdo esiste o è solo un espediente per evitare una presadi potere? Ma quale potere? L’uomo benché polvere è dotato di una grande forza, questa è la mente, il suo ragionamento. Se riesci a pensare tu sei vivo, se riesci a dominare la tua mente tu hai la vita. L’uomo pensa, l’uomo sogna. Ma cosa accade quando il confine tra il sogno e la realtà non è più segnato dalla ragione?, quando avverti le stesse sensazioni sia in sogno che da sveglio?
Vagavo solo nelle strade del mondo, gli occhi arrossati dal freddo, la pelle irrigidita dal vento; affaticato e nei miei sogni vedevo il cielo oscuro; non una nuvola, no una stella, ma un enorme distesa nera. Ero solo a terra e ovunque il mio sguardo si volgeva, ovunque la mia mente spaziava potevo solo notare un unico particolare: le tenebre. Sembrava strano e infatti lo era, ma che fare? Gridare? Correre, piangere? Mentre partorivo questi pensieri vidi in alto una forma; non riuscii a realizzare che o cosa fosse ma ricordo benissimo ciò che mi disse un ombra di donna: “Guarda la luna! Guarda la luna? Quale misterioso arcano si celava dietro questo misero motto? – Life is a mystery, everyone must stand alone -“Guarda la luna”. Allora alzai lo sguardo e la vidi nella distesa; era lì! Ora la osservai, non carpii né la forma né il colore, a dire il vero mi sembrava di diversa figura. Ma in effetti prima ch’io udissi quella voce, essa non c’era, perché allora fare un paragone, a che mi sarebbe servito. “Guarda la luna” mi fu detto e io la guardai; era color avorio con delle venature di un blu cobalto e delle sfumature d’oro; la vidi. Non capii la forma e il colore di quella che a mia insaputa e ignoranza mi avrebbe accompagnato nel più strano viaggio che mai la mia mente ha mai partorito, ma mi ripeto: cosa è strano? cosa è assurdo? Fui sveglio e non ricordai più nulla. La mia vita continuava blanda e vuota a causa della morte di Eilgom; ecco cosa rovina l’uomo, il pensare male, il cattivo ragionamento; ci accorgiamo di ciò che vale veramente solo quando non lo abbiamo più; poi capisci che la tua vita con lei avrebbe potuto essere migliore. I miei giorni scorrevano brevi, affranti e pieni di fatica; la cosa interessante è che mi accorgevo di essere vivo solo quando la notte mi mettevo nel letto e poi alla mattina quando mi svegliavo; sembra strano poi capii che ormai la mia situazione era quella di persona estraneada quella che è la comune vita. Come si può trovare ristoro nella notte?; come se non bastasse il mio ristoro non era solo nella notte ma anche e soprattutto nel non pensare, nel bloccare la mia mente ed aprirla ai sogni: là dove l’uomo non pensa più da se ma si lascia trasportare da quelle che sono le esperienze vissute, le magiche sensazioni del giorno. Il giorno? Se il giorno è la vita allora la notte è morte? Ma chi lo ha detto, chi siamo noi per stabilirlo? Oh Eilgom! Improvvisamente mi ritrovai in quello che era il mio mondo abituale; mi svegliai di soprassalto gridando; uno sguardo alla pendola che batteva feroce il mio invecchiare: erano le due di notte. Non realizzai bene la realtà, forse ero ancora un po’ assonnato, ma fatto sta che non udivo rumore alcuno, come se le mie orecchie fossero cerate; sapete quella sensazione di sommersione? Mi alzai dal letto e mi recai alla finestra, aprii la tenda e diedi uno sguardo fuori, nella notte; ho ancora i brividi; le tenebre coprivano la terra; “naturale” – pensai – “sono le due di notte”; la strada grigia era completamente deserta; “tutti dormono” – ripetei dentro di me – “sono le due di notte”; insomma cercavo di darmi una spiegazione a quello che stava succedendo, ma in effetti dopo capiiche ero ormai solo. Il silenzio che avvertivo, l’impersonalità che mi circondava, erano semplici estrinsecazioni della realtà. Che fare? Questo mondo ormai mi appartiene. Scesi instrada allora, fuori dalla mia proprietà e iniziai a camminare da solo in strada; camminavo in quello che era il mio paese, tutto era uguale a com’era ieri; le strade erano quelle, gli angoli gli stessi, le case non avevano subito alcun cambiamento; ma le persone? Facendo questi pensieri mi ritrovai ai piedi di un leggerissimo dosso, oltre al quale notai una strana luce. Una luce? Non ricordo cosa pensai, ma di sicuro mi sentii spinto verso quella direzione. Arrivato alla fine della strada potei vedere una cosa nuova che non avevo mai realizzato: il mare, un tempio in stile greco e quella che vidi tempo prima: la luna; stavolta però era diversa, era piena, luminosa, stava alla destra del tempio e io alla riva del mare guardando questo misterioso spettacolo che mi stava di fronte. Era stupendo, la luce, come di pieno giorno solo che in cielo… c’era la luna; strano ma bellissimo; non so descrivere le sensazioni che provai in quegli attimi; brividi, paura, stupore, ammirazione, ma non mi sarebbe servito a nulla se non avessi preso la stradina di marmoche conduceva all’entrata di quel misterioso tempio. La sensazione di sommersione continuava. Entrai… ero dentro. Una grande sala con delle colonne e tutta rivestita di marmo grigio e nero. Mentre mi guardavo attorno, stando al centro della sala, sentii una voce che mi chiedeva “Come ti chiami?”. Non realizzavo e quindi non rispondevo. “Come ti chiami?” ancora una volta mi fu detto. L’unica cosa che riuscii a dire fu “Non lo so”; sembra strano ma il fatto vero e che mi non mi sentivo più padrone di me, ormai ero così, agivo senza pensare. Senza pensare. Mi svegliai dall’incubo, “era tutto un sogno” mi dissi, ma le lacrime c’erano sul mio viso; ricordavo solo una scritta impressami nella mente “non più mai”. La realtà.
Come le tessere di un grosso puzzle lentamente il mio destino si composte, ma alla fine del lavoro ho potuto assistere solo ad una tomba. Voltai le spalle e ritornai a casa.

Written by "Il Gufo"

Settembre 1, 2007 a 8:55 am

2 Risposte

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  1. C’è un momento nell’arco di ogni giorno in cui la memoria lascia passare il confine,la frontiera. Da una parte il tempo,rete metallica in cui stanno aggrappati molti,figure con il volto di cera o con il volto coperto,dall’altro l’eternità e quindi l’assenza di tempo. L’auto mi porta,gli occhi vedono e me ne posso stare con la memoria,l’intimo in cui si intrecciano la linea d’ombra,limite lievissimo tra vita e morte,la fragilità della maturità e quella dell’infanzia,tra il presente e il ricordo. La frontiera è la soglia tra i luoghi dello spirito e quelli della vita. Niente malinconia. Non è bagaglio da portare. Si viaggia leggeri,spogliati di ogni pensiero,di ogni giudizio,di ogni desiderio. Solo così si può. Solo così finalmente è terra,una terra come il mare,un fiume senza rive,senza argini. Lì sta anche il dolore,la consapevolezza,l’unica di toccare e non avere mani se non quelle della terra e del fiume,del mare. Niente sublimazione. Transmutazione ad una dimensione di cui non abbiamo controllo. I valori non si vedono più,la deriva è nebbia (potere,morale,società,civiltà,politica,ecologia,logica, ..:nebbia,niente altro che nebbia) Anche il passo diventa passato ora esiste il passaggio. Dentro. Solo il dentro come il respiro:sempre dentro anche quando lo ricacciamo oltre noi,in quell’esterno che non esiste più. .
    Ritrovare il fango,dentro cui bambini, che non sentono peso del corpo,s’immergono nel gioco della creazione.Ascoltare. Ora si può ascoltare. Ecco la soletudine. Spaziotemposuonoluceombra non si confondono ma ricompongono la materia del passaggio-paesaggio:la frontiera.
    Tu sei con me;sei quel momento preciso. Nessuno nessuno altro è altro ma nessuno come te è con me in quella frontiera,il passo dopo la soglia.
     
    Sono rospa,allocca,sono ancora meno,e solo in quel meno riesco a comporre l’impronta di un passaggio in me.
    Allora piango,la piccola pioggia del fango e la mia buccia di rospa si disfa.
    fernisottolaluna

    fernirosso

    Luglio 13, 2008 alle 5:34 pm

  2. - miticus fernirosso

    "Il Gufo"

    Luglio 13, 2008 alle 6:52 pm


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