I racconti della follia
Ho rinunciato all’arte per la mia felicità; ho fatto bene?
Ho rinunciato a lei per la mia vita; avrò fatto bene?
Mi chiedo: me se adesso ci sto riflettendo sopra non saràche forse me ne sono pentito?
La felicità, la vita non esistono se non esiste lei.
Mi è rimasto un ultimo sogno da raccontare, eccolo a voi…
In piedi sopra quella collina, con le braccia conserte osservavo
dall’alto la vita che c’era lì in basso. Tanta gente che camminava, chiacchierava, si salutava e lentamente si avvicinava a me.
Una bimba era nata, sapevo che era mia e tutti la venivano a vedere, il nome che gli diedi era“LunaLuana” e se proprio lo volete sapere,
ricordo che lo presi in sorte un paniere con tanti fogliettini sui quali c’eranoscritti dei nomi. Una bimba appena nata, io e basta.
Fin qui la mia storia.
sembra,da queste righe solo un po’…scosse che chi scrive abbia in sé due generi oltre lo stato, o statuto, dell’infenzia. Si passa dal femminile al maschile in una specie di transumanza del pensiero che connette in sé i luoghi del sogno e dell’essere,che ancora si cerca e non sa ancorarsi a niente altro che a un paradiso perduto, e persino il nome,luna,racchiude il senso di congedo e lo sperdimento che sola la notte riesce ad albergare in noi,sempre, in questa relazione in ombra,oscuri.ciao gufo-ferni
fernirosso
Luglio 16, 2008 alle 2:45 pm
ed ecco a voi il senso dell’assurdo gufico…
come volevai dimostrare… http://ilgufoweb.wordpress.com/the-mostr-il-convivio-gratuito/i-sensi-delluomo/
"Il Gufo"
Luglio 16, 2008 alle 7:23 pm